Associazione Luglio 10th, 2007
E la scuola, la vita che voleva don Milani?
C’è un progetto di legge sulla dislessia che - come altre iniziative in questo settore - fa pensare ad una scuola sempre più lontana da quel modello di cui parlava don Milani, di vera integrazione con tutti i compagni, offrendo a tutti le medesime opportunità
Un’insegnante ci scrive:
«Ho letto il Disegno di Legge n. 1169 (e successivi emendamenti) sulla dislessia, recentemente approvato dalla Commissione Istruzione del Senato. Sono un’insegnante con più di vent’anni di esperienza e sono molto preoccupata per gli effetti devastanti che questa legge causerà se approvata in Parlamento.
Come conseguenza, infatti, obbligherà le scuole di ogni ordine e grado - comprese quelle per l’infanzia - ad individuare gli alunni che presentano difficoltà nella lettura, scrittura e/o nel fare i calcoli e ad indirizzarli dal neuropsichiatra infantile per una diagnosi di dislessia, dovendo attivare per essi - se diagnosticati come tali - un percorso didattico e valutazioni differenti.
La lentezza, il numero degli errori o il non aver raggiunto livelli di
competenza da loro ritenuti indispensabili nel leggere, scrivere o nel fare i
calcoli, saranno dunque prove per una certificazione di disturbi di
apprendimento, con tutte le conseguenze che questo comporterà. È previsto anche un addestramento on line per insegnanti e dirigenti scolastici, ai fini dell’individuazione degli alunni che presentano tali difficoltà.
Sempre il Disegno di Legge in questione, al comma 7 del primo articolo,
sancisce: “Le DSA [’difficoltà specifiche di apprendimento’, di cui sopra]
impediscono l’utilizzo in maniera automatica e strumentale delle capacità di lettura, di scrittura e di calcolo e possono costituire una limitazione
importante per alcune attività della vita quotidiana della persona”.
Questo non significa forse che per legge la lettura, la scrittura e il fare i calcoli devono avvenire in modo automatico e laddove questo non succedesse, l’alunno sarebbe “fuori dalla norma”?
Significa forse che a scuola dobbiamo creare dei “robot” che leggono e scrivono meccanicamente, poco importa se poi non capiscono quello che stanno leggendo, l’importante è che sappiano in modo automatico e istantaneamente quanto fa 3×5 (ad esempio) senza alcun ragionamento o riflessione, perché questa è lentezza e quindi sintomo disturbo del calcolo)?
Il fatto che ogni bambino sia diverso da un altro, con tempi propri di
apprendimento, elaborazione e sviluppo delle capacità individuali viene
completamente trascurato, anzi è prevista un’attività di identificazione precoce da realizzare dopo i primi mesi di frequenza dei corsi e nella scuola dell’infanzia, su bambini di quattro o cinque anni, aprendo così le porte a “screening di massa” nelle scuole.
Ci si dovrebbe aspettare che i sistemi dispensativi e compensativi risolvessero queste difficoltà, perché allora nei vari convegni cui ho partecipato, nella documentazione fornita dagli esperti si afferma che non si guarisce?
Quelli che scrivono male (cattiva grafia) sono dispensati dallo scrivere a mano (forse perché c’è il rischio che la loro scrittura migliori?), sono obbligati invece a scrivere al computer (strumento compensativo); e anche i disortografici sono dispensati dallo scrivere a mano, dovendo utilizzare il computer con il correttore automatico (così non rimedieranno mai alle loro lacune in ortografia!), mentre chi vive problemi di discalculia è dispensato dal fare i calcoli mentalmente e dovrà utilizzare la calcolatrice.
Non mi sembra che tutto ciò risolva i problemi, al contrario si rischia che dopo tredici anni o più anni di scuola, questi studenti ne escano fuori con
un’etichetta di “disabili” e con un’effettiva incapacità di leggere, scrivere e fare calcoli.
Sono questi forse gli strumenti dispensativi e compensativi atti a “favorire il successo scolastico e prevenire blocchi nell’apprendimento degli alunni con DSA agevolandone la piena integrazione sociale e culturale”, come recita l’articolo 2 comma 1, punto b del Disegno di Legge n. 1169 e a garantire pari opportunità e il diritto allo studio? Sono questi gli interventi che miglioreranno la nostra scuola?
Mi ci vedo proprio a seguire i tempi e la didattica individualizzata (come
prevede la legge) per gli alunni “dislessici” che già ho in classe, mentre i
restanti 28 o 29 alunni, intanto, saltano sui banchi e fanno di tutto e di più.
Strano modo quello di risolvere il problema della dispersione scolastica
raddoppiando gli alunni ad un insegnante per risparmiare sulla spesa pubblica e poi assegnando due insegnanti di sostegno alla stessa classe per “aiutare” quelli che si sono persi per strada, ricevendo un’etichetta di disturbo di apprendimento o di iperattività a seconda dei casi.
Forse c’è qualcosa da risolvere nella didattica, dato il persistere della
dispersione scolastica. Non mi sembra che l’avere spostato l’attenzione dalla didattica all’alunno, dicendo che è l’alunno incapace e che tutto il resto funziona perfettamente sia stata la soluzione».
Ho l’impressione, infatti, che si stia ripetendo - ampliandolo - l’errore
compiuto con gli alunni con disabilità, rispetto ai quali si è prevista la
necessità di “certificazione”, che equivale ad una sorta di “schedatura” e tale certificazione sembra stia diventando, per le autorità politiche, il problema più importante, tant’è vero che il recente DPCM 185/2006 ha preteso che essa non sia più rimessa ad un solo specialista (forse perché ritenuto poco attendibile?!…), ma ad una commissione pluriprofessionale.
Se passasse dunque questo Disegno di Legge sugli alunni dislessici, avremo una nuova categoria di persone con disabilità - non certificabili, ma formalmente tali - che andrebbero incontro a tutti gli inconvenienti didattici biasimati giustamente in questa lettera.
Ci sono proposte di legge PER I RAGAZZI AUTISTICI quante altre ne verranno fuori.
Concordo dunque con lei, se si avessero classi più numerose e un minor numero di ore di sostegno, accompagnato da una maggiore preparazione dei docenti curricolari, molti problemi si potrebbero superare, come avveniva nei primi tempi dell’integrazione scolastica degli anni Sessanta e Settanta.
Invece, il Governo aumenta il numero degli alunni nelle classi e i Giudici quello delle ore di sostegno.
In definitiva, se la scuola, come voleva don Milani, dev’essere la scuola che offre a ciascuno le stesse opportunità, bisogna puntare tutto sulla didattica dei docenti curricolari e sulla collaborazione tra compagni.
Bisognerebbe che per gli insegnanti di sostegno la continuita’ fosse assicurata, cioe’ che il provveditorato non cambiasse ogni anno d’accordo con il ministero gli insegnanti di sostegno in base ai punteggi, ma ci fosse una volonta’ decisiva della scuola cioe’ che la scuola con la direttrice scolastica in primis e con le insegnanti di base in collaborazione con la direzione didattica regionale, il neuropsichiatra dell’asl di riferimento per la scuola ma cosa primaria con il neuropsichiatria di riferimento del paziente autistico che molte volte non e’ seguito esclusivamente da una sola persona ma anche dall’educatore alla comunicazione che in molti casi puo’ seguire l’alunno a scuola come previsto dalla 104.
Io affiderei questa decisione sempre al team prima proposto se far seguire l’alunno in classe completamente ed in questo caso si potrebbe avere che le insegnanti non parteciperebbero al programma educativo affidandolo completamente all’educatore della comunicazione, tuttavia si potrebbe studiare una consulenza molte volte non fissa.
Comunque, secondo la nostra esperienza, non bisogna cambiare continuamente insegnante e non andare in base ai diritti sindacali del punteggio, che non deve essere assegnato per anzianita’ oppure per altri mezzucci ma in base alla validita’ non solo di insegnamento, anche di attitudine vicino a questi ragazzi, spiego meglio:
Prima di assumere l’insegnante di sostegno bisogna che sia valutata da un’equipe’ di specialisti, per evitare che come nel caso che mi e’ capitato molti anni orsono l’insegnante chiamava nel cuore della notte dicendo che mio figlio attribuiva la COLPA della sua condizione a noi genitori con mille altri problemi, comunque fortunatamente abbiamo avuto negli anni futuri bravissimi insegnanti sia di base che di sostegno.
Ma in che cosa si differisce la nostra proposta, per la novità che porta?
Noi riconosciamo che in italia ci sono molti insegnanti preparatissimi, questo l’abbiamo visto ai corsi che hanno partecipato, ma noi a differenza di altre associazioni che si battono contro le istituzioni chiedendo soltanto attraverso molte volte il ricorso alla magistratura l’aumento delle ore di sostegno, cosa scandalosa che viola i diritti dell’uomo, una persona che gia’ soffre venga continuamente tenuta sulla corda con sofferenze enormi, e’ giusto tutto questo?
Viviamo in un paese democratico dove stamattina ho assistito ad una discussione penosa dove si diceva che l’alunno non aveva diritto al massimo di ore nonostante il ricorso dal giudice?
Vi rendete conto che stiamo parlando di esseri umani non di bestie?
Come si fa davanti ad un ragazzo che soffre che non ha voce discutere su queste cose?
Addirittura dover far ricorso per aumentare la sofferenza? La chimano la societa’ della quantita’ non della qualita’ alla quale abbiamo ricorso anche noi singolarmente, noi diciamo che malgrado tutto il sistema di integrazione scolastica che si trova nel nostro paese secondo il quale l’alunno differentemente abilitato non deve essere considerato l’escluso ma cosa rivoluzionaria portata avanti dal ministro Berlinguer, il docente di sostegno deve essere non solo il docente del tesoro sommerso della vita ma di tutta la classe.
Noi diciamo con l’esperienza che abbiamo avuto che anche le insegnanti di base devono essere vicine al ragazzo differentemente abilitato creando un’integrazione completa tra il ragazzo e la classe, per questo deve essere rivalutata la figura dell’insegnante di base. Ma come far comunicare il ragazzo autistico nel contesto classe?
Noi abbiamo un ragazzo che adesso ha 18 anni che scrive adesso con il semplice toccamento della spalla al computer delle cose fantastiche che ha imparato da solo, mentre molti anni fa era stato costretto a ritirarsi dalla scuola a Ponticelli perche’ considerato pazzo, mi dovete dire come deve comunicare chi non ha voce?
Diventa un fastidio per se e la classe.
Vedendo con mio figlio la medesima cosa considerato un ritardato mentale alla 1 elementare dopo l’incontro con il dott. Brighenti asl 20 e la sua equipe’ e’ cambiato totalmente con un percorso di facilitazione integrata non solo attraverso il computer magari seguendo anche i programmi ma anche con quiz vero o falso, ma soprattutto la facilitazione totale della persona attraverso uno start che deve essere dato all’inizio per esempio giocare a pallone oppure in piscina sulla parte interessata cioe’ insegnare a finalizzare le azioni, nella scuola bisogna introdurre questa tecnica e nella vita che serve a comunicare, anche a chi non riesce con l’uso del computer.
Noi ci rifacciamo a quel modello favoloso nella vita ispirato a don Milani: di vera integrazione con tutti i compagni, offrendo a tutti le medesime opportunita’.
Faccio presente che abbiamo creato il dipartimento per la scuola con progetti in rete con le associazioni che stanno per aderire e le istituzioni, ma per tutte le problematiche, affidando la direzione generale al professore Nicola Golia gia funzionari superiore ministero pubblica istruzione, giornalista televisivo e commentatore a Tele A sui problemi della scuola.
Con la collaborazione del preside Malandrino coordinatore nazionale di un sindacato direttore didattici gia’ colpito da episodi di bullismo alla scuola bordiga parco colocal Ponticelli con la visita del ministro Fioroni, con la preside Palmiero della scuola Fiorelli e tra poco contiamo di ricevere anche adesioni scuole importantissime.
Se sono interessati possono scriverci altre scuole e operatori e insegnanti che hanno difficolta’, completando via la nostra equipe’ di mediazione familiare, della vita che racchiude nella NOSTRA ASSOCIAZIONE FIGURE DI PRIMO PIANO, bisogna far capire che noi abbiamo visto l’efficacia e il non influenzamento come visto dalle nostre sperimentazioni come potevano sapere per esempio il lunedi’ cosa avevano fatto durante il sabato e la domenica la famiglia e il ragazzo?
Invece veniva riportato sul diario a scuola tutto da persone estranee alla famiglia. Come potevano sapere i genitori cosa avveniva in classe?
Veniva riportato dal ragazzo scrivendo.
Inoltre molte nozioni di questi ragazzi che e’universitaria non puo’essere di una docente molte volte di sostegno che ha un semplice diploma.
Cesare scrive:
6 Luglio 2007 alle 15:51 (Modifica)
Io insegnante di frontiera sono un insegnante di sostegno precario, in questi sette anni di carriera ho insegnato sempre nei professionali con alunni gravissimi, a tal proposito volevo dire al ministro Padoa Schioppa, perchè non viene a farsi una passeggiata in quelle scuole, tra alunni le cui famiglie credono che la scuola sia una perdita di tempo, dove c’è bisogno di un percorso individualizzato per ogniuno di essi, figuriamoci per un autistico di due metri di altezza e centosessanta kg. di peso, (questo è l’identichit del mio alunno), altro che sistema coreano….
Daniela scrive:
6 Luglio 2007 alle 18:47 (Modifica)
E’ un’indecenza. Come al solito a pagare sono sempre i più deboli. Dovrebbero semmai essere dimezzati i politici insieme ai loro superstipendi.
ELENA scrive:
6 Luglio 2007 alle 22:09 (Modifica)
Mi dispiace che il Signor Prodi penalizzi fortemente dei bambini e dei rgazzi già duramente provati dalla vita. Sono un insegnante elementare precaria, non insegno sul sostegno ma su posto di lingua inglese. Conosco bene la realtà della scuola e di questi alunni che grazie al sostegno si integrano nella classe e lottano per raggiungere buoni traguardi. Peccato che in Italia si sprecano tanti soldi inutilmente (proprio oggi ho sentito parlare al tg di spese da capogiro per alimentare i nostri deputati e i nostri senatori), e poi si effettuano tagli sulla scuola, sui nostri bambini, su ciò che sarà il futuro in cui investire senza parsimonia.
Voglio ringraziare le centinaia di persone che scrivono sul nostro indirizzo di posta elettronica, chiedo scusa se a causa del vostro affetto che state dimostrando riusciremo a rispondervi in ritardo, ma continuate a mandarmele non per uno spirito polemico nei confronti delle autorita’ che io ringrazio in molti casi cercano di fare il possibile, ma questo deve essere di sostegno al paese ed ai ministri devo dire bravissimi come Fioroni pubblica istruzione e e detorre delega handicap, con il ministro della sanita‘ che cerca di aiutare questi ragazzi, ma molte volte non riuscendi a far capire ai ministri dell’economia che ci sono urgenze in questo paese che vanno affrontate in maniera differente.
Molte volte non per colpa dei governanti ma cattive linee guida che devono essere cambiate e noi dobbiamo aiutare le regioni e i comuni anche.
I TESORI SOMMERSI DELLA VITA
Il mare e’ fonte di vita, come le maree sono la metafora del divenire della vita, l’importante e’ trovare lo “scrigno” che si trova in fondo al mare. Bisogna cercarlo piano, piano. Cercandolo di aprire piano.. piano, sembra scricchiolare, e’ ben serrato perche’ dentro tanta e’ la luce delle ricchezze che frenata la parola lascia alla Mente LIBERTA’ di pensare e volare, ricchezze che sono tali tanto difficile e’ posare lo sguardo E tenerlo fisso tale e’ la luce dei ”tesori sommersi”.
UNO scrigno gelosamente custodito su vecchi e nobili galeoni, da ufficiali e soldati armati fino ai denti che non vogliono far uscire dallo scrigno non facendo emergere: ”le gemme, i diamanti preziosi della vita“, che vengono tenuti in ostaggio di mercanti senza scrupoli, che non vogliono far rompere il lucchetto della scrigno che disperatamente cerca di aprirsi, io disperatamente insieme ad altri scavo con la mia mano e non riesco a toccare il fondale del mare che e’ ricco di ”questi tesori”, persi tra tempeste e battaglie nelle PROFONDITA’, tra naufraghi che non riescono a sopportare il suo peso, grazie all’aiuto di persone che combattono con volenterosa perseveranza nel presente, si riuscira’ a rendere meno ansiosa la ricerca nel futuro facendo aprire definitivamente lo scrigno che contiene il tesoro della vita, e’ questo il tesoro sommerso da realizzare.
Continuando sul nostro progetto della vita, devo dire che ieri ho ricevuto dal governatore lions, la delega l’autismo per il distretto 108 ya per la Calabria, la Campania e la Lucania. Ho ricevuto l’adesione di altri club italiani ad aderire e dare diffusione al progetto della vita facendo diventare il service nazionale, inoltre anche la Federfarma ha dato la sua adesione, si potrà pubblicare come gia’ avvenuto su giornali che escono nelle farmacie italiane.
Inoltre sono sempre più numerose le associazioni di genitori che si vogliono unire a noi in brevissimo tempo, con principi che sono la libertà e l’amore per questi ragazzi che sono ”i tesori sommersi della vita“ una libertà di pensiero, di parola, di coscienza e di azione, naturalmente non una libertà di ricerca sfrenata o incontrollata, ma plasmata nella reciprocita’ di tutti, nel pluralismo individuale e collettivo, in modo che non diventi per nessuno un sopruso o una sottomissione, bensì collante di un’ unica grande meta:
Il bene delle persone e dell’umanità.